Guida alla conoscenza dell'anestesia per i pazienti
Chi è un’anestesista?
E’ una persona laureata in Medicina e Chirurgia e specializzatasi , dopo altri 5 anni di Università, in “Anestesiologia, Rianimazione e Terapia del dolore”. La pratica dell' anestesia in Italia è esclusiva di questo specialista e a nessun’ altra figura medica o paramedica è consentito, per legge, la pratica dell’anestesia.
Cosa fa un medico anestesista?
Sono in molti a considerare l’ anestesista come un medico il cui compito sia solo quello di somministrare dei farmaci per "addormentare" il paziente. Il ruolo principale degli anestesisti nelle sale operatorie è invece molto più complesso, e consiste nel controllo clinico del paziente durante l’intervento chirurgico per mantenere, regolare ed ottimizzare le funzioni vitali dell’organismo modificate dall'atto chirurgico. E’ sempre compito dell’anestesista diagnosticare e trattare rapidamente qualunque problema clinico insorga durante l'intervento, ma anche nel periodo immediatamente precedente e nelle ore successive . Sarà ancora l’anestesista ad occuparsi del controllo del dolore postoperatorio
Vedro’ l’anestesista solo al momento di entrare in sala operatoria?
Il rapporto con l’anestesista può cominciare anche molti giorni prima dell’intervento con la visita preoperatoria. Attualmente può accadere che l’anestesista che effettua la visita preoperatoria non sia la stessa persona che sarà al suo fianco il giorno dell’intervento: ciò non deve preoccupare poiché tutte le informazioni necessarie saranno raccolte e trasmesse attraverso una Cartella Clinica di Anestesia.
A cosa serve la visita preoperatoria?
Durante questo incontro l’anestesista raccoglie la storia clinica del paziente, valutando tutti quegli elementi che potrebbero avere una certa rilevanza nella scelta del trattamento anestesiologico. Si informa sul tipo di farmaci che il paziente sta assumendo e indaga sull’effetto di precedenti anestesie subite dal paziente o dai familiari. Prende nota di eventuali allergie o intolleranze e prende visione degli esami del sangue, dell’elettrocardiogramma e della radiografia del torace, se necessaria. Può richiedere, se lo ritiene opportuno, ulteriori indagini mediche necessarie a completare la valutazione preoperatoria; può infine consigliare di assumere nuove terapie per migliorare le condizioni cliniche o di interrompere l’assunzione di farmaci in uso se controindicati per l’anestesia. Sulla scorta di questi dati clinico-strumentali sarà elaborata una valutazione del rischio anestesiologico anche in funzione del tipo di intervento a cui dovrebbe essere sottoposto il paziente. Qualche volta può rendersi necessaria una seconda visita per valutare gli ulteriori accertamenti richiesti. E’ indispensabile che il paziente si apra con fiducia all’anestesista durante il colloquio, non tacendo riguardo ad eventi o abitudini personali che potrebbero aver conseguenze sul piano clinico (es.: uso di droghe, assunzione di notevoli quantità di alcolici…). Al termine della visita l’anestesista propone il tipo di anestesia che ritiene più idonea per il paziente e, se possibile, propone alternative a scelta del paziente stesso. Questo è anche il momento in cui verrà informato sulle modalità di trattamento del dolore postoperatorio. In questa fase il paziente può chiedere tutte le informazioni e i chiarimenti che desidera dopodiché l’incontro con l’anestesista si conclude con la firma del consenso informato.
Quanti tipi di anestesie ci sono?
Abbiamo due tipi fondamentali di anestesie: l’anestesia generale e l’anestesia locoregionale.
Cos’è l’anestesia generale?
L'anestesia generale è una tecnica, basata sulla somministrazione di farmaci, che permette, con la massima sicurezza e reversibilità, il realizzarsi di queste condizioni:
1-la perdita di coscienza ( il paziente “dorme”: non percepisce il mondo esterno)
2-l'analgesia (il paziente non avverte dolore)
3-la paralisi muscolare (i muscoli sono privi di tono e quindi rilasciati)
4-l'amnesia (il paziente non ricorda nulla)
Qualcuno ha paragonato l’anestesia al volo di un aereo , per questo motivo possiamo individuare alcune fasi tipiche: p
il “decollo”: corrisponde alla cosiddetta fase di induzione, avviene in pochi minuti con la somministrazione di un farmaco per via endovenosa, provoca in genere una sensazione gradevole che ricorda l’inizio del sonno.
l’ “arrivo in quota” : corrisponde alla fase di mantenimento di un piano adeguato di anestesia per quel tipo di intervento in quel paziente. Questa fase permane per tutto il tempo necessario alla chirurgia e si ottiene dalla somministrazione continua di farmaci per via endovena e/o inalatoria.
l’ “atterraggio” : corrisponde alla fase di risveglio nella quale il paziente viene aiutato a riprendere la coscienza, la forza muscolare e la completa autonomia respiratoria.
L’anestesia generale viene a sua volta classificata come : anestesia inalatoria quando i farmaci vengono somministrati sottoforma di vapori attraverso le vie aeree, anestesia totalmente endovenosa quando i farmaci vengono somministrati per via endovenosa, anestesia bilanciata quando è la combinazione delle prime due; questa modalità è quella più frequentemente usata.
Come faccio a respirare durante l’anestesia generale?
Subito dopo la fase di induzione (quando cioè il paziente è già addormentato) viene inserito in trachea un tubo che serve a collegare il paziente ad un respiratore automatico che appunto “respira per lui” e che viene utilizzato nell’anestesia inalatoria anche per somministrare i farmaci come vapori. Alla fine dell’intervento , appena il paziente viene messo in condizione di respirare in maniera autonoma, il tubo viene rimosso prima che il paziente sia completamente cosciente per non ricordare questa fastidiosa manovra.
Che cos’è un’anestesia locoregionale?
E’ un’anestesia che rende insensibile al dolore una parte del corpo, permettendo al paziente di rimanere cosciente durante l'intervento chirurgico, senza avere alcuna percezione del dolore, anche se è possibile avvertire una sensazione di pressione o di toccamento. In chirurgia urologia si usano due tipi di anestesie regionali:
l’anestesia spinale (subaracnoidea) : si effettua somministrando l'anestetico direttamente nel liquido in cui è immerso il midollo spinale attraverso un sottile ago pungendo solitamente tra la 3° e la 4° vertebra lombare . E’ di facile esecuzione , e si utilizza per interventi di durata inferiore alle due ore.
l’anestesia peridurale: si effettua somministrando l’anestetico subito al di fuori della membrana che racchiude al suo interno il midollo spinale e il liquido che lo bagna . Si punge allo stesso livello della spinale o poco più in alto, utilizzando un ago particolare. La durata di questa anestesia dipende dalla possibilità di inserire attraverso l’ago usato un sottilissimo catetere, utilizzabile anche per giorni a scopo antalgico (anestesia perdurale continua). In tal modo la “peridurale” garantisce una copertura programmabile del dolore intraoperatorio e postoperatorio.
Entrambe queste tecniche permettono che gli impulsi dolorosi provenienti dai nervi della regione corporea da operare vengano bloccati prima di raggiungere il cervello, permettendo così l'intervento chirurgico. Questi tipi di anestesia sono indicate per interventi sul basso addome (vescica, utero, prostata ecc.) e sugli arti inferiori.
Quando e perché fare una anestesia generale piuttosto che una spinale ?
In chirurgia urologia si potrebbero teoricamente eseguire tutti gli interventi in anestesia regionale. Nella pratica clinica del nostro servizio abbiamo però deciso che gli interventi maggiori siano eseguiti in anestesia generale, poiché la durata, la posizione da mantenere durante l’intervento, il possibile sanguinamento con i relativi sbalzi di pressione causerebbero tensione e ansia nel paziente e noi non saremmo in grado di garantirne il confort. In questi interventi maggiori associamo spesso un’anestesia peridurale continua, associando così i vantaggi di entrambe le tecniche.
Gli interventi minori consigliamo sempre di farli in anestesia spinale ,vista la rapidità di esecuzione della manovra e del recupero dopo l’intervento. Consideriamo inoltre che i pazienti urologici sono spesso anziani con i relativi problemi di salute legati all’età e che l’anestesia regionale deprime meno il sistema immunitario e interferisce in maniera più lieve nel loro delicato equilibrio organico. Esistono ovviamente controindicazioni assolute a queste anestesie (per esempio nei pazienti scoagulati) e, in ogni caso, si prende sempre in considerazione anche il desiderio del paziente di essere sottoposto ad un tipo di anestesia piuttosto che ad un’altra.
Cosa fa l’anestesista durante l’intervento chirurgico?
Così come un pilota garantisce la sicurezza dei passeggeri controllando continuamente i parametri di volo, così l’anestesista garantisce la sicurezza del paziente durante l’intervento con l’osservazione clinica e il controllo continuo dei parametri vitali come la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e respiratoria, l’ossigenazione del sangue, la temperatura corporea…. Si avvale per tutto questo di apparecchiature sofisticate che gli permettono anche di “conoscere” il livello di profondità dell’anestesia che viene quindi regolato secondo le esigenze.
Cosa fa l’anestesista dopo l’intervento?
Dopo l'intervento chirurgico, come già detto, garantisce il completo recupero dello stato di coscienza e l’autonomizzazione di tutte le funzioni vitali. Avvia le terapie più idonee ad alleviare il dolore ed a prevenire complicanze.
Questi controlli vengono effettuati in un apposito locale cioè la sala di risveglio dove il paziente viene trasferito appena finito l’intervento e tenuto sotto stretta sorveglianza anche per qualche ora. Una volta raggiunta la stabilità dei parametri vitali (polso, pressione, respirazione, temperatura corporea etc.) l’anestesista autorizza il rientro nel reparto di degenza.
È sicura l’anestesia?
Recentemente il grande sviluppo culturale, tecnologico, farmacologico di questa specialità in continua evoluzione ha permesso di ottenere elevatissimi livelli di sicurezza; tuttavia l’anestesia non è esente da complicanze, anche se attuata con perizia, diligenza e prudenza e in considerazione dello stato clinico del paziente ed dell’ importanza dell’intervento.
Per quanto riguarda gli eventi di maggiore gravità fino alla possibilità di morte le statistiche mondiali più recenti, relative ai nostri standard ospedalieri, indicano 1 incidente ogni 200'000 - 350'000 interventi.
Come mi devo comportare in prossimità dell’intervento?
Non si devono sospendere i farmaci abituali a meno che non sia stato esplicitamente richiesto dall’anestesista, ed è buona abitudine portarli con sé nel ricovero poiché non sempre si trovano gli stessi farmaci in ospedale.
Dal giorno prima dell’intervento si deve evitare di ridurre drasticamente l’abituale assunzione dei liquidi quotidiani, limitandosi ad una riduzione nell’assunzione di cibo se richiesta dal reparto .
Al momento del ricovero sarà indipensabile portare con sé tutta la documentazione clinica in proprio possesso, soprattutto se cardiologia.
Sarà infine importantissimo informare l’anestesista di eventuali cambiamenti del proprio stato di salute intercorsi tra il momento della visita ed il giorno del ricovero per l’intervento.
Avrò dolore nel postoperatorio?
L’anestesista si preoccupa dell’applicazione dei protocolli di trattamento del dolore presenti in ospedale. Inizia la somministrazione di farmaci antidolorifici prima della fine dell’intervento ed è sempre disponibile a valutare un paziente che lamenta ancora dolore, nonostante la terapia in corso, modificandola quando necessario. Il paziente dovrà collaborare esprimendo l’intensità del suo dolore senza esagerare ma senza sottovalutarlo per timore degli effetti collaterali degli analgesici, poiché l’anestesista conosce e sa gestire molto bene anche i più potenti analgesici.
Pagina curata dalla dr.ssa Daniela Giubelli e dal dr. Piero di Mauro del Servizio di Anestesia e Rianimazione.